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visitato *loading* volte
Sulla poesia nell'epoca drammatica dei moderni.
Chiarisco le considerazioni di ieri,
oppure le confondo ulteriormente.
laddove parlo di contenuto intendo l'irrazionalità,
l'istinto.
Laddove parlo di linguaggio intendo la razionalità,
il calcolo.
La giusta sintesi è poesia.
il solo istinto è equivoco ed incomprensione.
il solo calcolo è condivisibile e oggettiva aridità.
la sintesi è la giusta via.
come dire
...sintetizza.
sull'intuizione che il linguaggio deve essere prima di tutto condivisibile...
Il poeta è colui che coglie la vera essenza delle cose
e la spiega a tutti attraverso un uso lirico del linguaggio.
accenderà emozioni, perchè la retorica sa accarezzare lo spirito.
Un ponte tra l'essenza e l'intelletto.
Per comprendere il significato reale dell'esser poeti
bisogna esser filosofi. Perchè il filosofo coglie la vera essenza delle cose
e la spiega attraverso l'uso scientifico del linguaggio.
accenderà intuizioni, perchè la retorica sa infiammare l'intelletto.
Tutto ciò che non comunica nulla non è poesia.
Poesia non è solo il modo.
Poesia è nel modo di esprimere un contenuto.
Senza contenuto non c'è poesia.
Le cose originali sono cose originali per contenuto
non per modo.
Se dici il nulla in maniera originale, dici il nulla.
Se dici qualcosa in maniera originale, e a tutti
arriva questo qualcosa perchè il tuo linguaggio
è nitido come una fonte, sei poeta.
sul finale la verve poeticofilosofica ha perso un tacco...
PREGHIERA DI VESPE E METAFORA
Ho devastato un nido di vespe.
Una vespa nera grande come un mignolo.
Sul soffitto del bagno.
Uno si sveglia e mentre piscia l'unrina del mattino
si sente ronzare un elicottero sopra la testa.
Era come cemento. Una grotta e una sacca di cemento.
La grande l'ho chiusa fuori con una mega zanzariera.
L'ho montata salendo sul tetto.
Ho spurzzato veleno e dev'esser stato atroce la dentro.
Poi ho divelto tutto col badiletto da giardino.
Mi son caduti addosso una miriade di ragnetti viscidi.
Credo i cuccioli del vespone.
Era uno spettacolo ripugnante.
Non sapevo che le vespe nere grandi come un mignolo
partorissero decine di ragni viscidi.
Mi dispiace aver fatto questa carneficina.
Mi sento vespe e ragnetti dappertutto.
Io non li avrei uccisi, però cazzo tra tutti i posti
possibili, proprio nel mio bagno doveva nidificare!?
Amen.
Sta notte avevi gli occhiali scuri e la coda di struzzo nera
in un paese mai visto, mai esistito, apparso solo in quel momento
ero scomodo
sul tornante c'era il bar con due vetrine,
gentaglia. solo uomini, brutti.
te rimanevi alla macchina io entravo.
un cappuccino.
Un boccale di birra con gomma bianca e vino.
Vuoi altro vino?
No giusto latte e caffè - toccandomi lo stomaco -
Un tizio grasso con la cravatta e la camicia bianca.
anche lui occhiali scuri. Sono sulla porta.
avverto la volpe nella sua gentilezza.
-si colora di arancione-
Mi preoccupo per te.
Sei più avanti, all'angolo.
La macchina!?
Non c'è più la macchina.
Se la son fregati.
Ce n'è una uguale sotto centinaia di cartelloni.
Scritti in rosso. Bianchi. Panna.
Sei frivola.
Non c'è più nessuno.
Allora con dei ganci attacco la saracinesca del bar alla macchina
e gli stacco giù tutto.
E il cemento si sgretola, c'è rumore, e siamo in macchina.
Hai gli occhiali scuri e la coda di struzzo nera, ridi.
c'è del sesso nei pensieri ma
non abbastanza per essere qualcosa.
che stronzo che sei,
potresti smettere di fumare, dovresti.
invece continui.
Vorrei del fumo buono.
Giusto per rendermi conto
che non era quello a cambiar le cose.
I vuoti i pieni.
Intanto datemelo
e vaffanculo.